12 Gennaio 2026

La Luce a Lucca

di Lucca Info&Guide

LA LUCE A LUCCA

di Corinne Brient

Avvicinarsi ad una città con il naso all’insù per scoprire gli infiniti particolari che parlano della storia di uomini e donne e dei luoghi apre su un mondo di colori, di sensazioni, di sogni ma anche di tante domande senza risposta. 

 

A Lucca, alzando lo sguardo, si nota per esempio un “dettaglio” particolare che sono quelle gabbie o lanterne in ferro battuto poste in altezza agli angoli di alcuni palazzi.  Si capisce che erano sicuramente per illuminare le strade ma poi com’era la vita di notte a Lucca nel medioevo? Com’erano illuminate le strade? Da quando ci sono queste lanterne a certi palazzi e come venivano usate?

 

Angelo Cucchi appoggiandosi su ricerche approfondite nell’archivio storico comunale di Lucca ha scritto nel 2010 un libro intitolato “Le luci della città” che dà tante informazioni.

 

Le vie e le piazze della città rimanevano al buio di notte, qualche lumicino brillava davanti ai tabernacoli o immagine sacre e qualche lampione davanti agli edifici pubblici. Per certe feste, come la festa della Santa Croce, si usavano torciere lungo la facciata di certi palazzi.

 

Le osterie dovevano chiudere 2 ore dopo il tramonto, le strade spesso sporche erano piene di mucchi di pietre o di fango. Chi doveva spostarsi usava una lanterna a mano. Le dame e gentiluomini si lasciavano portare in una portantina chiusa preceduta da un lacchè che portava la lanterna.

 

Intanto le persone rimanevano a casa intorno al focolare o lasciavano qualche candela bruciare.

Probabilmente di uso militare in origine, come attesta un bando lucchese del 1369 che voleva regolarne l’uso, le lanterne o “fanali” diventeranno nel Cinquecento e dopo il privilegio di certe famiglie che li useranno per motivi di sicurezza ma anche di prestigio.

 

Giorgio Vasari le chiamò “lumiere“, poi furono chiamate “lanterne” e ora più semplicemente “fanali“.

Fanale Palazzo Pretorio

Nel suo libro sugli antichi fanali lucchesi di ferro battuto, Giuseppe Ardinghi, nel 1969 elenca tutti i fanali che si trovano ancora sui palazzi a Lucca, circa una quarantina.

 

  • Uno dei più antichi fanali, in piazza San Salvatore, sulla torre “Ronzi” risalente al XIII e XIV secolo, con 2 fasce sovrapposte. La sua snellezza verso l’alto rispecchia il verticalismo della torre.
  • Il fanale del Palazzo Garzoni, angolo via San Paolino e via del Crocifisso, faro del XVI secolo con una bella forma a calice.
  • Il fanale del Palazzo Saminiati, angolo Via Fillungo, Piazza dei Mercanti, lanterna del XVII secolo.
  • Il fanale del Palazzo Boccella Sani, in via Fillungo: un fanale del Seicento a forma di lanterna, con una pesante decorazione a lastre, che lascia immaginare come la luce filtrava attraverso il ferro battuto.

Ce ne sarebbero molti altri da menzionare, il fanale di Palazzo Bernardini per esempio ma mi fermerò al fanale sicuramente tra i più belli, quello del Palazzo Pretorio. La costruzione del Palazzo Pretorio essendo stata iniziata alla fine del Quattrocento da Matteo Civitali, si suppone che anche il fanale sia stato disegnato da lui o almeno ispirato ai suoi modelli.

Fanale Palazzo Bocella-Sani

Poi arrivano le domande: ma come li accendevano? Cosa usavano?

L’illuminazione era ad olio. In ogni fanale veniva appoggiato un lampione che riempivano di olio vegetale, di solito olio d’oliva. Siccome l’olio di oliva congela, d’inverno mescolavano 1 /3 di olio di oliva a 2/3 di olio di noce.

 

E lì entrano in gioco due figure fondamentali:

 

  • Gli allumatori, che in altre città chiamavano anche “accenditori”: all’inizio del Ottocento erano 18. Ognuno era responsabile dell’accensione, dello spegnimento e della manutenzione dei suoi fanali.

Disponeva di una cassetta, con il suo numero iscritto, che serviva a trasportare le coppe, e di una scala. Sulla scala, c’era una tavoletta amovibile dove poteva appoggiare la coppa mentre puliva l’interno dei lampioni e cambiava i lucignoli. Era della sua responsabilità di impregnare almeno 24 ore prima i lucignoli con poco olio.

Poi, doveva controllare tutti i lampioni accesi per assicurarsi che le fiamme fossero ardenti e senno ravvivarle. I lampioni bruciavano tutta la notte e si spegnevano il mattino seguente con il chiarore del giorno.

 

  • Il magazzeniero: conservava l’olio destinato all’illuminazione dei lampioni, teneva il conto delle quantità esatte di olio consegnato ogni sera ad ognuno allumatore. Era anche del suo compito interessarsi al prezzo corrente dell’olio.

Per risparmiare, i lampioni non erano accesi durante le notti di luna piena, venivano riaccesi nel periodo della luna calante.

Fanale Torre Ronzi

Durante il periodo di Elisa Baciocchi, provvedimenti furono presi per un primo servizio di illuminazione pubblica più estesa e nel 1807, venne autorizzato la costruzione di 70 lampioni nuovi e l’acquisto di altri 30 già utilizzati dai privati.

 

Sotto il Ducato dei Borboni, si continuerà con l’illuminazione ad olio, solo il numero dei fanali presenti salirà a 183 con 12 allumatori.

Già presente in grandi capitali e città europei, l’illuminazione a gas arriverà a Lucca con l’unificazione al Regno d’Italia.

 

La luce arriverà poi anche fuori le mura: fuori dalla Porta San Pietro con nuovi candelabri del modello di Parigi mentre le lanterne dalla Porta Santa Maria fino al Borgo Gianotti erano sul modello di Londra!

 

Quest’inizio di racconto potrebbe anche diventare un invito a partecipare ai diversi tour della nostra associazione Lucca Info&Guide! Venite ad incontrarci e ascoltare con il naso all’insù le storie di Lucca e dei suoi “fanali” e magari scoprirne altri?!

Corinne Brient

+39 3387470660