Quando pensi a Lucca ti vengono in mente le mura, le chiese, le torri. Ma c’è anche un filo più sottile — quasi un bisbiglio — che la lega a Dante: Gentucca.
Per capirlo non serve essere esperti della Divina Commedia. Basta sapere questo: Dante immagina di compiere un grande viaggio nell’aldilà e, lungo il cammino, incontra persone che parlano con lui, gli raccontano storie e a volte gli lasciano indizi sul suo futuro.
È proprio quello che succede nel Purgatorio (la seconda parte della Commedia), canto XXIV. Dante sta camminando tra anime che, in vita, hanno avuto un rapporto difficile con il cibo: ora lo raccontano con pudore e con vergogna, e quel tema diventa occasione per parlare di cose molto più grandi.
A un certo punto appare un lucchese: Bonagiunta Orbicciani. Lo riconosci subito perché si mette a parlare con Dante e, quasi senza volerlo, lascia cadere un nome. Dante lo sente come si sente una parola detta sottovoce, di quelle che ti restano in testa anche se non sei sicuro di averla afferrata bene:
«El mormorava; e non so che “Gentucca”…»
Questa incertezza è fondamentale: Dante stesso ammette di non aver capito perfettamente. Ed è proprio da qui che nasce una delle ipotesi più intriganti: e se “Gentucca” non fosse nemmeno un nome, ma qualcosa come “gente di Lucca”, detto piano, in modo confuso, e poi registrato da Dante così come gli è arrivato? In altre parole: potrebbe essere un piccolo equivoco d’ascolto, un frammento che diventa parola.
Subito dopo, però, Bonagiunta chiarisce e Dante capisce meglio il senso: a Lucca è nata una ragazza, e un giorno — quando Dante sarà in esilio e lontano da casa — sarà proprio lei a fargli apprezzare Lucca, a rendergli la città “piacevole”, cioè accogliente:
«Femmina è nata, e non porta ancor benda, …
che ti farà piacere la mia città…»
Qui sta il punto: in pochi versi Dante costruisce un piccolo mistero. Perché inserire quel nome? Perché farlo pronunciare a un lucchese? E soprattutto: chi era Gentucca?
“Non porta ancor benda”: perché lo dice?
Dante aggiunge un dettaglio molto concreto: questa giovane donna non porta ancora un segno tipico delle donne sposate o vedove. In altre parole, Bonagiunta sta dicendo che è giovane (o comunque non ancora “sistemata” secondo le convenzioni del tempo). È un modo semplice, quasi quotidiano, per far capire che Gentucca è una persona reale, collocata in una società reale.
Quindi Gentucca è una persona vera o un simbolo?
Qui bisogna essere onesti: non lo sappiamo con certezza. Ed è anche questo che rende il passo così affascinante.
Le possibilità, simplificando, sono due:
– Gentucca come persona reale, una donna lucchese che avrebbe aiutato o accolto Dante;
– Gentucca come parola sfuggita, magari nata da un ascolto incerto (“non so che Gentucca…”) e diventata, proprio per questo, ancora più memorabile.
C’è però un dato importante: “Gentucca” non è un nome inventato per forza. Negli archivi lucchesi, infatti, compaiono donne con quel nome nel periodo giusto. Gli studiosi hanno cercato di capire se una di loro potesse essere “la” Gentucca del Purgatorio. Le due piste più citate sono:
una Gentucca legata alla famiglia Morla, attestata in un documento dell’11 marzo 1316 come moglie di Bernardo Morla;
una Gentucca collegata alla famiglia Fondora, che compare in documenti del 15 dicembre 1317 e che alcuni considerano più plausibile anche per ragioni d’età.
Questo non risolve l’enigma, ma dice una cosa chiara: il nome era lucchese, reale, possibile. E quindi la “Gentucca” dantesca non è una fantasia campata in aria: sta dentro una Lucca concreta, fatta di famiglie, relazioni, ospitalità.
E Dante a Lucca, allora?
Qui possiamo aggiungere un tassello importante: secondo diverse ricostruzioni, Dante a Lucca c’è stato proprio nel 1308 (spesso si indica un soggiorno tra 1308 e 1309, o più in generale tra la fine del 1307 e i primi mesi del 1309).
La profezia, quindi, non suona come un’invenzione “in aria”: lascia intendere che Dante, durante l’esilio, abbia avuto a che fare con Lucca o con lucchesi in modo abbastanza diretto da ricordarlo nei suoi versi. Ma il cuore narrativo non è “una storia d’amore”: è più sobrio, più credible. Gentucca sembra una figura di accoglienza, qualcuno che, in un momento difficile, rende una città meno estranea.
E allora sì: chiamarla “guida turistica di Dante” funziona come immagine. Non perché lo porti in giro con l’ombrellino, ma perché gli fa scoprire una Lucca abitabile, umana, amica.
E, se ti piace l’idea alternativa, potrebbe perfino essere la “gente di Lucca”, l’ospitalità lucchese in persona, trasformata in un nome nato da un sussurro.
A raccontare questi incroci fra Dante e Lucca è anche Annalisa Marraccini, autrice di questo articolo, che ha dedicato all’argomento un piccolo volume divulgativo: un librino — anzi, un “libbrino” alla lucchese — dal titolo LUCCA ALL’INFERNO, dedicato ai legami tra Dante, la Divina Commedia e la città.
Gentucca è così: misteriosa e lucchese.
Non è una figura “spiegata” fino in fondo. Passa, lascia un’eco, e ti fa venire voglia di fare due cose: tornare a quei versi e poi tornare a Lucca con un’attenzione nuova.
Cerchi un tour su Dante a Lucca?
Se questa storia su Dante e Gentucca ti ha acceso curiosità, puoi fissare un tour su Dante a Lucca, o meglio “Lucca all’Inferno” con l’Anna: un percorso dedicato alla Divina Commedia e ai suoi legami con Lucca, tra versi, personaggi e dettagli.
E se vuoi approfondire prima (o dopo) il tour, Annalisa Marraccini è anche autrice del libbrino LUCCA ALL’INFERNO, dedicato proprio a Dante e alla Divina Commedia a Lucca, con i passaggi e i personaggi lucchesi citati nel poema spiegati in modo semplice e godibile.
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